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Ferrara slack city: il ruolo dello spazio pubblico per le città di medie dimensioni
Francesco Alberti
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Parole chiave: spazi di risulta, spazi pubblici, città di medie dimensioni, cambiamenti.
Key words: slack city, public space, medium size city, heritage, changes.

 

Abstract


IT) Dal 15 aprile al 30 aprile 2023 si è svolto - in contemporanea agli altri otto progetti vincitori della seconda edizione del Festival dell’Architettura promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura (MIC) - il “Ferrara slack city festival”, che partendo dalla città di Ferrara propone di contribuire al dibattito contemporanea sulla condizione della città media europea e sul ruolo dello slack space all’interno di essa.
Il progetto - promosso da Atelier Mobile di Torino, dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, e dal Comune di Ferrara - si è aggiudicato un finanziamento complessivo di oltre 90 mila euro, destinato a sostenere, promuovere e valorizzare l’architettura contemporanea italiana attraverso manifestazioni culturali destinate a un pubblico esteso.
Il progetto ha tenuto conto di tutti gli obiettivi strategici previsti dall’avviso pubblico - qualità, internazionalizzazione, sostenibilità - e, grazie alla costruzione di reti composte da differenti soggetti (enti locali, fondazioni, terzo settore, professionisti, scuole, università), ha trovato soluzioni efficaci e originali per coinvolgere attivamente un pubblico ampio e differenziato.




1. Città medie: tra questioni urbane e territoriali

Ferrara è una città rappresentativa di una condizione caratterizzante alla scala europea. Le dimensioni demografiche e la sua evoluzione storica permettono di leggere un territorio abitato per porzioni, che coesistono grazie all’interazione tra le parti: un centro storico di matrice più antica, gli ampliamenti rinascimentali, la relazione con le infrastrutture, la città dell’800 e del primo ‘900 che satura gli spazi all’interno delle mura, per poi uscirne e configurare l’immaginario della città industriale, infine i borghi rurali che si trasformano in frazioni e mantengono in vita il centro attraverso una rete di relazioni fisiche, percettive e culturali.
La popolazione della città si distribuisce quasi equamente tra l’agglomerato urbano e le frazioni. Ciò configura una migrazione quotidiana verso il centro che ha reso necessaria la produzione di spazi capaci di dilatarsi e accogliere, che poi scompaiono percettivamente quando non in uso. A rafforzare ancora questa “deformabilità percettiva” della città collabora anche la presenza di un’università d’eccellenza che attrae abitanti temporanei (Gron, Suraci 2021).
A partire da questa peculiare condizione urbana, la città di Ferrara offre uno spazio di discussione e
confronto su alcuni temi centrali per il dibattito sull’architettura contemporanea e sulla città.
In particolare, il progetto si propone di concentrarsi su quello che Jeremy Till in Architecture Depends (Till 2013) definisce “Slack Space”, parafrasando, “uno spazio a disposizione, non necessariamente costruito, ma uno spazio che può essere appropriato e riempito di cose diverse. Uno spazio che incoraggia l’utente a prendere decisioni, esercitare la propria agency e interagire con gli altri. Una specie di spazio che sposta potenzialmente l’interesse della professione verso la flessibilità programmatica, rendendolo disponibile a essere risocializzato e ripoliticizzato, in cui l’autorità e la produzione di significato vengono gradualmente restituiti all’utente”.
Ferrara è una città funzionale, confrontabile con quelle dei territori storicamente produttivi di tutta
Europa. È un tipo di città caratterizzata da forti emergenze identitarie che le consentono di offrire
spazi al cambiamento e a forme di rigenerazione anche radicali, senza cedere il ruolo delle proprie
comunità culturali storiche di riferimento e cadere nella genericità (Ciorra, Marini 2011).
Il programma si propone, dunque, di attivare alcuni di questi spazi che si trovano ancora in una condizione irrisolta, eterotopica - il mercato coperto, il parco Marco Coletta - ma anche di appoggiarsi su altri che già hanno mostrato una capacità trasformativa flessibile e resiliente, come lo Spazio Grisù, per discutere di città e di rigenerazione.
Ciò è avvenuto attraverso tre filoni principali di iniziative che si sono svolti contemporaneamente (Ratti 2014), mettendo in moto le energie culturali urbane, assecondando una capacità interattiva che la città storicamente dimostra attraverso esperienze consolidate come il Buskers Festival, il Festival di Internazionale o il festival Riaperture.

1. “Forum sulla città media europea”: all’interno degli spazi dell’Università si sono svolte delle tavole rotonde tecniche, seguite da presentazioni pubbliche all’interno del mercato coperto, con la partecipazione di diverse città europee che condividono problemi e prospettive, attraverso la presentazione di progetti e politiche, per favorire lo scambio di best practices ed esperienze, su cui è stata incardinata anche la proposta di internazionalizzazione.
Il forum ha visto i membri del comitato scientifico coordinare le tavole rotonde attorno a tre tematiche emergenti: abitare la slack city, interrogandosi sulle dinamiche relative alla valorizzazione e gestione del patrimonio immobiliare residenziale, tema centrale del discorso architettonico del secondo ‘900 e oggi spesso considerato fardello più che patrimonio; muoversi nella slack city, affrontando i temi delle infrastrutture per la mobilità e il tempo libero, dunque problematizzando gli aspetti legati alla qualità del progetto degli spazi pubblici; rigenerare la slack city, che si è concentrato in particolar modo sul riuso delle spesso ingombranti eredità costruite dell’industrializzazione.
2. “Slack Space Alive!”: attraverso il coinvolgimento di un network di associazioni e università italiane e straniere si sono svolti dei workshop di progettazione e costruzione di dispositivi temporanei per abitare e vivere alcuni spazi inattivi relativi al patrimonio architettonico del secondo ‘900, con il fine di produrre visioni e immaginari condivisi per il futuro di quegli spazi e valorizzarne la conoscenza e il portato culturale. I luoghi che hanno ospitato questa attività sono stati il mercato coperto e il Parco Coletta.

3. “Le città andrebbero costruite in campagna, dove l’aria è più salubre” (cit. Henri Monnier): questa sezione ha proposto al suo interno attività finalizzate a portare in città idee dall’esterno, per immaginare strategie di valorizzazione di questa identità “rurbana” fortemente caratterizzante della città stessa, attraverso un concorso di idee su strategie di riqualificazione per l'area compresa tra lo stadio, la stazione e il parco Coletta; un contest fotografico per raccontare questa dimensione ibrida di rapporto tra una città e campagna; e un workshop per studenti e giovani professionisti orientato alla produzione di mappe, cartografie, disegni e modellizzazioni digitali inedite della città stessa nel suo rapporto con le frazioni e il territorio circostante.
Il festival ha avuto, dunque, un approccio innovativo sul territorio perché ha messo a sistema tematiche che finora sono state affrontate in maniera distinta. Per quanto il territorio ferrarese sia teatro di numerose iniziative culturali, queste rimangono o confinate nel tempo (Festival Internazionale) oppure non fanno rete tra le diverse realtà territoriali. Ferrara Slack City Festival si propone come piattaforma innovativa per la valorizzazione di temi emergenti nel territorio ferrarese, ma fortemente esportabili alla scala europea. Il rapporto tra la città intesa come agglomerato denso e il suo territorio è la traccia per esprimere i caratteri di innovazione della proposta stessa.

2. Territori intermedi: paesaggi tra terra e acqua

La ricerca prende corpo dalla Dichiarazione di Davos del 2018, in particolare nella consapevolezza che è più che mai ora di adottare misure per impedire che le evoluzioni e le tendenze sociali, economiche, ambientali e climatiche presenti e future riducano ulteriormente la qualità dello spazio edificato e di far sì che i cambiamenti che si delineano siano invece percepiti come un’opportunità per migliorare la situazione (Calafati 2014). Sottolineando che ognuno, qualunque sia il suo retroterra culturale, ha il diritto di fruire dello spazio culturale, di condividerlo ed esserne parte, che i modi in cui conviviamo ed evolviamo in quanto società sono in ultima analisi frutto della nostra cultura, e che quindi il modo in cui plasmiamo l’ambiente della vita è anch’esso innanzi tutto un atto culturale (Poggio 2013).
Gemellare le aree ferraresi con altre aree europee che sorgono nel delta dei grandi fiumi è, dunque, occasione di confronto su come affrontare la tutela delle aree e impedirne lo spopolamento. Diverse associazioni locali svolgono il ruolo di tenere viva la cultura locale e promuovere un uso consapevole dello spazio urbano (vedi le attività culturali del GAL Delta 2000), ma fanno fatica a creare una rete di più ampio respiro e a coinvolgere i giovani, a cui trasmettere l’interesse per la sopravvivenza di queste aree. Cosa succede in altri contesti? Come queste attività possono essere inserite nel contesto locale e farle diventare un punto di forza? La risposta a queste domande trova significato nelle radici culturali delle comunità che perseverano nel popolare i luoghi, producendo spazi elastici
(slack space appunto) disponibili a modi dell’abitare del tutto peculiari.
Importante evidenziare come il progetto si incardina nell’obiettivo n. 11 dei UN Sustainable Developement Goals “Make cities and human settlements inclusive, safe, resilient and sustainable”. In particolar modo per quanto riguarda la tematica dell’accessibilità degli spazi pubblici e del loro ruolo chiave nel favorire processi di innovazione sociale ed economica. Tali attenzioni vanno del resto verso la direzione già tracciata dalla Carta di Cracovia e dalla Convenzione di Faro, in relazione al diritto e dovere, da parte delle comunità culturali, di prendersi cura delle proprie eredità culturali.
In termini di internazionalizzazione il festival ha inteso, quindi, valorizzare, l’architettura del territorio attraverso due criteri tematici che caratterizzano la natura duplice di Ferrara come città di terra e d’acqua.

Ai due criteri tematici si sono affiancate due metodologie di approccio distinte. Da un lato il festival ha inteso rendere omaggio al patrimonio del moderno di Ferrara e provincia, presentando ad un pubblico internazionale episodi poco conosciuti dell’architettura italiana del ‘900 legati al lungo processo di bonifica che ha interessato la provincia di Ferrara.
Dall’altro il festival ha inteso focalizzarsi sull’ampio patrimonio delle infrastrutture idriche presenti sul
territorio ferrarese, re-immaginandole attraverso il confronto con casi internazionali e best practices
provenienti da università e progettisti italiani attivi in Italia o all’estero.
La prima direttrice tematica - Architetture di terra - alla scoperta dei borghi rurali nei territori delle bonifiche - ha portato lo sguardo verso i territori bonificati ad est di Ferrara, con l’intento di studiare le architetture delle città e borghi di nuova fondazione novecentesca (Pedrazzini 2003). La lettura di questi episodi è stata focalizzata sullo studio dei gruppi di professionisti (architetti e ingegneri) che sono stati protagonisti di queste stagioni, con l’obiettivo di mostrare un’architettura ferrarese moderna ma sempre legata alle radici rinascimentali della città. La seconda direttrice tematica - Architetture d’acqua - come immaginare il futuro rurbano? - guida lo sguardo fuori dalla città storica, verso la realtà rurale ma fortemente antropizzata del ferrarese. In questo modo si vuole focalizzare l’attenzione sul sistema idraulico che permette l’esistenza della complessità rurbana ferrarese. Si tratta della valorizzazione di un tessuto di manufatti realizzati in epoche diverse da autori in gran parte anonimi, un sistema infrastrutturale scarsamente conosciuto che si confronta in termini di scala e ambizione con numerosi esempi europei.
In linea con il tema proposto della città diffusa, il programma di ricerca ha inteso inserire Ferrara all’interno del suo territorio, focalizzandosi in particolar modo sul rapporto tra la città e il fiume Po (Alberti 2022). Ferrara è il punto d’inizio della foce, dove il braccio di Po di Volano si distacca dal grande fiume descrivendo il margine meridionale del delta. La campagna ferrarese ha un carattere sostanzialmente antropico, frutto di grandi interventi idraulici e delle bonifiche avviate a partire dal XVIII secolo e culminate all’inizio del XX costituite da una fitta rete di canali di scolo, chiuse, idrovore e dighe.

L’incardinarsi del progetto su questi presupposti, lo colloca in chiara aderenza ai principi del New European Bauhaus, orientando la proposta verso l’arricchimento culturale delle comunità locali, verso la sensibilizzazione sui temi della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, incoraggiando dinamiche inclusive di trasformazione dello spazio pubblico.
I borghi progettati dall’architetto bolognese Pierluigi Giordani nei territori delle bonifiche ferraresi tra il 1953 e il 1963: Santa Giustina, nel comune di Mesola (FE) (1954), e Sant’Apollinare in Dossetti, nel comune di Jolanda di Savoia (FE) (1957-58) sorgono in aree in cui l’attenzione per l’ambiente è parte integrante della cultura locale. Sono borghi in cui la mobilità lenta e l’utilizzo sostenibile del suolo sono alla base dell’uso dello spazio e sono circondati da aree protette. Sono ambienti fragili e per questo molto rispettati e tutelati.
Lo stesso vale per le infrastrutture della bonifica ferrarese e le idrovore che ne caratterizzano il territorio: sono inserite all’interno di Reti natura 2000 e in aree protette per favorire la migrazione dei fenicotteri rosa. Ciò determina il caso ferrarese come particolarmente rappresentativo di un campione complesso di relazioni che intercorrono tra le città e ciò che le città non sono: campagne,
boschi, territori naturalistici. Chi vive questo territorio lo ama profondamente, ha con esso un forte rapporto di radicamento che emerge dai dati sulla mobilità demografica e sulla resistenza delle comunità culturali locali (Clementi 2021).
Il progetto partendo dall’ascolto del territorio ha attivato il coinvolgimento delle persone, degli abitanti, di coloro che questi spazi vivono tutti i giorni e ne sono parte integrante.
I convegni, le mostre e le attività di autocostruzione sono stati un modo per raccontare con altre parole quello che le persone vivono e desiderano, per portare le loro istanze su altri tavoli e per diffondere e divulgare sia le buone pratiche che gli appelli alla sostenibilità e ad una nuova vita, che post pandemia sembra di nuovo possibile, dai ritmi più lenti e rispettosi dell’uomo e della natura. Questo rende il progetto replicabile in ogni contesto, europeo e non. Devono cambiare gli strumenti di ascolto, per adattarsi alla cultura locale e renderli efficaci, ma l’approccio generale, che parte dalla base, dalla quotidianità, può essere mantenuto e replicato (Viganò 2010).

 

3.Conclusioni

Il festival, la città e il territorio si fondono, quindi, in un’unica entità che prova a problematizzare collettivamente e inclusivamente quello che può essere oggi il ruolo dell’architettura nella nostra società. Ovvero quello di mediare e coordinare processi complessi, trascendendo i confini tradizionalmente acquisiti, ritrovando il dialogo con i luoghi e le comunità attraverso pratiche aperte
e condivise.

Negli anni 20 del ‘900 queste aree sono state fortemente antropizzate. La bonifica ha coinvolto ogni centimetro della provincia ferrarese. Questo cambiamento ambientale così forte ha favorito salute e benessere per la popolazione, che ha smesso di morire di malaria e ha cominciato a coltivare la terra, variando l’alimentazione e migliorando le condizioni di vita. Oggi serve un altro cambiamento, altrettanto impattante, per rendere nuovamente queste aree attrattive.
Obiettivo di medio lungo periodo del progetto è quello di mostrare ai decisori locali le strategie che
sono state utilizzate in altri contesti simili per valorizzare il territorio e farlo tornare un luogo in cui sia i giovani che i turisti vogliono vivere.
Nell’immediato verranno invitati ai convegni/mostre/laboratori le associazioni giovanili locali, le proloco, gli scout e le scuole superiori. Verranno somministrati dei questionari ai partecipanti il primo giorno di attività per allinearci sulle aspettative, a metà settimana per capire se i temi trattati durante gli eventi si stanno evolvendo nel modo atteso e alla fine del percorso per recepire i feedback finali e delle proposte per attività future.
Le istanze raccolte verranno portate al tavolo internazionale di Bruxelles entro il 15 ottobre 2023, dove ci si confronterà su tematiche simili con i partner internazionali della ricerca, in modo da aprire la collaborazione tra Ferrara e Provincia e le università straniere, con l’obiettivo specifico di promuovere la mobilità di studiosi o progettisti italiani e la conoscenza dell’architettura italiana contemporanea all’estero.




Riferimenti Bibliografici


Alberti, F. (2022), East Med Landscapes. Resilience projects for local communities between the Po Delta and the eastern Mediterranean, in Ricci M. (a cura di) “MED WAY Open Atlas”, Lettera Ventidue, Siracusa, I.
Calafati A. (2014), Città tra sviluppo e declino, Donzelli, Roma, I.
Ciorra P, Marini S. (a cura di, 2011), Recycle. Strategie per l’architettura, la città e il pianeta, MAXXI-Electa, Milano, I.
Clementi, A. (2021), La questione territoriale in “Alla conquista della modernità. L’urbanistica nella storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi”, Carocci, Roma, I.
Gron, S., Suraci, N. (2021), Impronte urbane_04. Abitare la città che cambia, Politecnico di Torino, Torino, I.
Pedrazzini A. (2003, a cura di), Immagini della Riforma Agraria, Interventi di Pierluigi Giordani nel Delta Padano e dintorni (1952-1975), Longo Editore, Ravenna, I.
Poggio A. (2013), Le città sostenibili, Mondadori, Milano, I.
Ratti C. (2014), Architettura Open Source, Einaudi, Torino, I.
Till J. (2013), Architecture Depens, Mit Pres, Boston, MAS.
Viganò P. (2010), I territori dell’urbanistica, Officina Edizioni, Roma, I.




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