Dossier. Bologna, piano progetti e politiche a cura di Patrizia Gabellini e Martina Massari

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Strategica, tattica e sperimentale: la progettazione europea a Bologna e alcune lezioni apprese.
Martina Massari
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Parole chiave: Progettazione europea, Sperimentazione, Pianificazione urbanistica, H2020, UIA
Keywords: European project, Experiments, Urban planning, H2020, UIA

 

Abstract:


IT) L’amministrazione delle città europee si avvale sempre di più delle occasioni offerte dalle risorse strategiche proposte dall’UE, sia in termini di costruzione di reti, che di progettazione vera e propria nello spazio delle città. In questo solco anche a Bologna si assiste a una forte accelerazione nell’adesione del Comune a esperienze di progettazione competitiva europea. Queste sono spesso condotte in alleanza con partenariati internazionali, con enti di ricerca, con altre amministrazioni di città europee. L’articolo illustra alcuni progetti che hanno fortemente caratterizzato l’azione amministrativa di Bologna negli ultimi anni, portando a modificazioni non solo nello spazio urbano pubblico, ma operando in particolar modo un aggiornamento della governance interna all’amministrazione.  


EN) The administration of European cities is increasingly taking advantage of the opportunities provided by the strategic resources offered by the EU, both in terms of network building and actual design in the space of cities. In this vein, even in Bologna, there is a strong acceleration in the Municipality's adherence to European competitive design experiences. These are often conducted in alliance with international partnerships, research institutions, and in collaboration with other European city administrations. The article illustrates some projects that have strongly characterized Bologna's administrative action in recent years, leading to changes not only in public urban space, but especially operating an update of the administration's internal governance.




Dal modello amministrativo, al laboratorio di ricerca competitiva

Il percorso di innovazione amministrativa che il comune di Bologna ha intrapreso negli ultimi anni rende evidente il tentativo di progredire nel tenere insieme un’eredità di governo riformista con le sollecitazioni (di rapidità e urgenza) nell’affrontare le sfide multi-livello contemporanee (Orioli e Massari 2023). La città ha attraversato un processo di aggiornamento dei propri strumenti amministrativi, allineandosi ai modelli di pianificazione strategica e programmatica, in cui si inseriscono singoli progetti e sperimentazioni prevalentemente tattiche. In questo quadro si inseriscono le esperienze di progettazione le cui risorse derivano da programmazione europea e che negli anni hanno dato l’avvio a percorsi di rinnovamento dell’operato amministrativo della città.

Se la forma-piano diventa più debole, aperta, adattiva, i progetti hanno il compito di dare forma a soluzioni anche originali, occasioni di messa alla prova di ipotesi operative e anticipazioni di parti di strategie più ampie. Le risorse europee rappresentano un bacino ampio di opportunità da cogliere per dare forma operativa alle visioni strategiche senza ulteriormente gravare sul bilancio delle amministrazioni, sono campi di prova e spazi di indagine per nuove piste di ricerca e di azione e possibilità chiave di costruzione di reti internazionali determinanti. Tuttavia, per poter essere lette come leva per l’innovazione amministrativa, i progetti europei devono poter trovare terreno fertile per produrre innesti nelle politiche e pratiche urbane (Gabellini, 2016).
Queste e altre premesse sono inserite nel Piano di Innovazione Urbana (PIU) di Bologna del 20161, la strategia discorsiva orientata al 2021 dedicata a tenere insieme i principali progetti urbani con carattere innovativo, collegandoli alle risorse di finanziamento europee e alle potenzialità locali. Non si tratta di uno strumento urbanistico o di un piano previsto dalla normativa vigente, ma di un modo per ricomporre sotto un unico quadro di obiettivi le azioni derivanti da finanziamenti europei (un investimento complessivo di 77 mln circa), ma anche le iniziative di cittadini e attivisti. Il PIU è stato affidato alla neonata unità di governance Ufficio per l’Immaginazione Civica, un segnale dell’intenzione di inquadrare gli investimenti in una traiettoria di progettazione collaborativa, tipica dell’impostazione delle linee di mandato di quegli anni.
Aggregando in un unico contenitore i progetti emersi dai finanziamenti europei (progetti Horizon2020; UIA - Urban Innovative Actions; Laboratori Aperti), i progetti da realizzare nel capoluogo e nell'area metropolitana di Bologna nell'ambito del Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane 2014-2020 e le sollecitazioni emergenti dalle pratiche di innovazione sociale, il PIU ha dato inizio a un’operazione di integrazione sinergica degli obiettivi europei e dei diversi investimenti necessari per sostenere l’efficace attuazione di azioni coordinate con le istanze locali.
La necessità di dotarsi di un quadro descrittivo come quello del PIU è coincisa con una stagione di importanti esperienze progettuali, che hanno visto impegnati su azioni innovative i due principali attori della città: il Comune e l’Università.

Progetto H2020 ROCK e UIA Salus Space

I due progetti segnalati3 come quelli a maggiore impatto sia sugli spazi urbani che sui meccanismi di governance e gestione interna sono il progetto H2020 ROCK (Regeneration and Optimisation of Cultural heritage in creative and Knowledge cities) e UIA Salus Space.
ROCK è stato un progetto di grande importanza per la città, sia per l’ingente budget a disposizione (10 milioni totali, di cui 2 milioni a disposizione della città di Bologna) che in quanto banco di prova per un diverso approccio di collaborazione tra il Comune e l’Università, rispettivamente coordinatore e partner di progetto, oltre a coordinatore scientifico. L’opportunità è stata offerta dal tema del progetto, il patrimonio culturale inteso nella sua accezione dinamica e collettiva applicato a un’area complessa della città, la zona universitaria. La proposta di ROCK a Bologna prevedeva l’istituzione di un percorso di trasformazione spaziale (Boeri et al. 2021), organizzativa e gestionale degli spazi pubblici della zona attraversata da Via Zamboni, per arrivare a definire un distretto culturale e maggiormente sostenibile dal punto di vista ambientale. Il percorso è stato costruito sin dal principio in sinergia con le istituzioni culturali, i gruppi organizzati e spontanei di attori che animano la zona universitaria. L’ipotesi progettuale che la città ha tentato di verificare è quella di intendere questo luogo come un bacino di sperimentazioni creative trasferita dalle aule e i palazzi universitari agli spazi della città, appropriandosi dei loro valori simbolici e identitari (Gianfrate et al. 2020). Le attività proposte per dare sostanza al percorso hanno preso la forma sia di interventi sperimentali, di natura tattica, temporanea e effimera (come le trasformazioni temporanee di Piazza Scaravilli e Rossini, fig 1 e 2), ma anche di palinsesti culturali alternativi pensati in spazi inediti (come, ad esempio, l’apertura del foyer del teatro comunale come aula studio o come palcoscenico di dibattito per associazioni culturali). Seguendo le linee guida date dalla progettazione europea, le azioni di ROCK sono state necessariamente accompagnate da un continuo confronto tra attori coinvolti, quindi corrette, aggiustate e riproposte in forme sempre più coerenti con il contesto, in misura più aderente al numero di utenti interessati, aperte a collaborazioni inedite. Questo tipo di atteggiamento sembra aver portato i membri dell’amministrazione comunale a uno sforzo di cooperazione tra settori interni al comune, oltre che a stringere alleanze con nuovi stakeholder.

Un progetto come ROCK, nonostante il suo forte orientamento alla trasformazione degli spazi, ha proposto un diverso modo di operare interno ed esterno al comune. Lo spazio su cui ha maggiormente agito una trasformazione è stato quello delle relazioni, della condivisione degli intenti comuni sulla città e della riduzione delle distanze tra attori territoriali.
Similmente a ROCK, il progetto UIA “Salus Space”, in collaborazione con l’Università di Bologna, ha interessato un luogo rappresentativo nella città, l’ex complesso di Villa Salus (clinica privata dal 1949) nel quartiere Savena (fig. 3), in una sperimentazione di un intervento infrastrutturale e di governance alternativa per la realizzazione di un luogo di accoglienza per rifugiati attraverso nuovi interventi di welfare generativo. Il progetto UIA ha ottenuto 5 milioni di finanziamento per una serie complessa di azioni infrastrutturali (demolizione e ricostruzione di un edificio con funzione di interesse collettivo, spazi per eventi, coworking, bed&breakfast e spazi commerciali), interventi nello spazio esterno (area cortiliva per residenti e utenti esterni, orti e per le scuole), percorsi di accompagnamento alla ri-abitazione dello spazio (costruzione di processi di accoglienza per le fragilità sociali e accompagnamento al lavoro), iniziative di co-progettazione con i residenti e il vicinato.

Su questo ultimo punto il progetto si è distinto da un tradizionale masterplan con la proposta di un intervento di rigenerazione d’area, su cui sperimentare anche forme originali di monitoraggio in itinere (Barresi, 2017). Villa Salus, infatti, era un luogo con un’identità iconica forte per il quartiere, per cui il coinvolgimento nella sua trasformazione si è reso necessario e auspicabile. I residenti sono stati coinvolgi in un percorso di monitoraggio e rendicontazione: la valutazione partecipata del processo di rigenerazione urbana; l’istituzione di una redazione partecipata per la comunicazione capillare nel quartiere e nella città.

Completata nel 2021 Salus Space (fig.4) è stato affidato alla gestione di un’associazione temporanea di scopo (ats) composta da alcuni dei partner del progetto UIA e da altri soggetti del terzo settore locale. All’ats è affidato il compito di consolidare il percorso avviato grazie al finanziamento europeo per raggiungere l’autonomia gestionale e finanziaria. Questo obiettivo sembra raggiungibile non solo rafforzando il legame con i servizi necessari al quartiere ma richiedendo inevitabilmente l’accesso a ulteriori fonti di finanziamento alternative. Lo scenario che si prefigura per Villa Salus è quello di un luogo soggetto a una progettazione continua, da un lato utile per il suo consolidamento territoriale, dall’altro aperta al rischio di un affaticamento della comunità, sollecitata a una ricerca costante di risorse e occasioni di sviluppo innovativo, che rischiano di essere trascurabili rispetto ai quotidiani bisogni dei nuovi abitanti.

 

Alcune lezioni apprese

Le esperienze di progettazione europea che hanno coinvolto il comune di Bologna qui descritte consentono di portare a sintesi alcune considerazioni sul loro potenziale valore urbano ma anche un’imprescindibile riflessione sulle loro debolezze.
Appare confermato che le politiche Europee possono riuscire più facilmente a costruire immaginari e visioni in risposta a trend globali. Progetti tematizzati derivanti da bandi a cui richiedere risorse, interessano aspetti del governo della città tendenzialmente trasversali e comunque di non ordinaria amministrazione. Su questi immaginari, tuttavia, devono convergere gli intenti e le azioni progettuali conseguenti. Solo in questo modo i progetti europei possono rappresentare campi di sperimentazione per configurazioni nuove, elastiche, orizzontali di governance tra molteplici livelli di gestione del territorio.
I progetti descritti hanno avuto il merito di produrre delle perturbazioni organizzative interne all’amministrazione comunale. Nello specifico, a partire dal termine del progetto ROCK, l’impegno a realizzare progettazioni europee legate a processi di rigenerazione urbana molto spesso a base culturale, è diventato cospicuo. Questo ha condotto a un riassetto interno con la creazione di un’unità operativa che si occupa della gestione di questo tipo di progetti e che si affiancasse all’agenzia cittadina - Fondazione per l’Innovazione Urbana - anche nelle attività di comunicazione e di co-progettazione con la cittadinanza. La nascita dell’Unità progetti strategici del settore rigenerazione urbana a base artistica, culturale e creativa sembra emergere dalla consapevolezza che i progetti europei richiedono una guida interna ai meccanismi di gestione della città per potersi depositare negli spazi urbani e generare risultati utili.
In questa direzione un’ultima considerazione riguarda lo spazio in cui gli esiti dei progetti europei si innestano. Si tratta di spazi che assumono per un periodo limitato di tempo un ruolo di catalizzatore di attese, prefigurazioni, approfondimenti, spesso con proposte di intervento su temi tangenziali alla pianificazione, ponendosi in una posizione complementare. Tuttavia, nonostante i tentativi di tecnici e professionisti di intrecciarsi pienamente con i contesti locali, l'eredità di questi progetti è spesso critica. I progetti europei, infatti, rischiano di non lasciare una solida conoscenza sul campo, producendo risultati marginali sia sulle aree di intervento che sugli strumenti di policy. Nel caso del progetto UIA si è aggirato il rischio fornendo un'infrastruttura socio-tecnica, di gestione ordinaria al termine del finanziamento, per far interagire diversi tipi di sperimentazioni a scala urbana. Si tratta però nuovamente di un progetto non incluso in linee di mandato e programmatiche, che in un percorso iterativo si sorregge grazie ancora una volta a fondi provenienti da livelli extra locali.

 

Conclusioni

L’attenzione principale di Bologna in questi ultimi anni è dedicata a progettazioni propedeutiche all’adattamento al cambio climatico, completate con un interesse per la transizione digitale come infrastruttura abilitante e all’affermazione dei diritti di cittadinanza. In questo solco il comune sta scrivendo una strategia europea internazionale per il posizionamento di Bologna in Europa che riguarda l’accesso a varie fonti di finanziamento afferenti alle tematiche identificate nelle linee di mandato e nel Documento Unico di Programmazione, i documenti di riferimento per la direzione verso cui la città vuole tendere.
Inoltre, il nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG) di Bologna, rispondendo alle indicazioni della LR21/17 propone una forma-piano aperta e prevalentemente strategica, in molti aspetti simile al tipo di quadro programmatico che era il PIU. Il PUG sembra riconoscere le sperimentazioni in corso di realizzazione a Bologna, trainate da risorse e da indicazioni di policy di derivazione europea, come parti complementari dell’aggiornamento del quadro conoscitivo della città in particolare su temi ambientali e legati al cambiamento climatico.

 

 

Riferimenti bibliografici

Barresi, A. (2017). L'iniziativa comunitaria Urban Innovative Actions: una lettura critica dei progetti selezionati. TECHNE: Journal of Technology for Architecture & Environment14.
Boeri, A., Massari, M., Trimarchi, M., Longo, D., & Sabatini, F. (2021). From Hierarchical Convergence to Reticular Expansion: Urban Dynamics Through Alice’s Mirror. 73, 12.
Gianfrate, V., Djalali, A., Turillazzi, B., Boulanger, S. O., & Massari, M. (2020). Action-research towards a circular urban system for multi-level regeneration in historical cities: The case of Bologna. International Journal of Design & Nature and Ecodynamics15(1), 5-11.
Gabellini, P. (2018). Le mutazioni dell’urbanistica. Principi, tecniche, competenze. Carocci, Roma.
Orioli, V., e Massari, M. (2023). Praticare l’urbanistica. Traiettorie tra innovazione sociale e pianificazione. FrancoAngeli, Milano. https://series.francoangeli.it/index.php/oa/catalog/book/928




Note


1 I progetti bandiera dell’attuale amministrazione di Bologna sono: Città della Conoscenza, Impronta Verde, Gemello Digitale, Missione 100 città climate neutral.

2 Piano di Innovazione Urbana, 2016:
https://www.fondazioneinnovazioneurbana.it/images/PON15dicembre2016/Verso_il_Piano_Innovazione-Urbana_DEF.pdf

3 Le riflessioni presenti in questo paragrafo sono frutto del confronto avvenuto con l’Unità Progetti Europei e Internazionali del Comune di Bologna (Miles Gualdi e Silvia Bartoloni), e l’Unità Progetti Strategici del settore Rigenerazione urbana a base artistica, culturale e creativa (Francesco Volta), che ringrazio.

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