Alcuni indirizzi per il futuro di EWT

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Multidimensionalità, convergenze e interazioni disciplinari nel progetto urbano
Mario Losasso PDF




Parole chiave: progettazione ambientale, progetto urbano, convergenze intersettoriali, climate adaptative design, ecodistretti urbani.
Keywords: environmental design, urban design, intersectoral convergence, climate adaptative design, urban eco-districts.

 

Abstract
IT) Nella situazione delle nuove complessità che emergono dalle attuali condizioni di “policrisi”, in un quadro di indispensabile convergenza dei saperi il progetto urbano è chiamato a riconoscere le relazioni strutturali con il contesto e fra le parti per fornire risposte adeguate ai nuovi scenari di transizione ecologica. Il progetto urbano deve essere portatore di indirizzi strategici, in cui il valore delle tassonomie, delle ontologie, delle fasi istruttorie, degli obiettivi e dei risultati da raggiungere sia prevalente rispetto al progetto inteso come prodotto. L’applicazione di un progetto urbano strategicamente evoluto e ambientalmente orientato deve basarsi su metodologie e azioni di sviluppo sperimentale secondo qualificazioni multidisciplinari, multiscalari, processuali e decisionali.
EN) In the situation of the new complexities emerging from the current conditions of 'polycrisis', within a framework of indispensable convergence of knowledges, the urban project is called upon to recognise the structural relationships with the context and between the parts to provide adequate responses to the new scenarios of ecological transition. The urban project must be the bearer of strategic approaches, in which the value of taxonomies, ontologies, preliminary phases, objectives and results to be achieved is prevalent. The application of an environmentally oriented urban project must be based on methodologies linked to experimental development actions for knowledge and design, according to multidisciplinary, multi-scalar, processual and decisional specifications.

 

 

Il progetto urbano in relazione alle sfide globali

Nei due decenni trascorsi, sul piano nazionale l’area dell’architettura ha consolidato un proprio assetto plurale e più aderente all’evoluzione delle tematiche delle nuove complessità determinate da crisi sempre più articolate e sovrapposte. L’architettura registra oggi le difficoltà della fase post-Covid, della crisi climatica, di quella energetica e di quella economica – solo per citare le crisi che in questa fase interessano maggiormente lo spazio urbano – ed è chiamata a rivedere i propri tratti distintivi ed evolutivi.
Le nuove sfide non possono essere affrontare con strumenti e concezioni convenzionali e la richiesta di aggiornare metodiche e approcci, strumenti e finalità secondo logiche trasversali e non unicamente settoriali, impone inoltre di interagire con un arco allargato di saperi anche esterni alla disciplina architettonica. L’unitarietà del processo di conoscenza e applicazione dell’architettura ha potuto sussistere nella sua visione integrale finché le forme della razionalità hanno avuto un fondamento legato alla fase della modernità classicamente intesa. L’affermazione di nuovi scenari, a valle sia delle crisi dei “grandi racconti” unificanti di stampo novecentesco, sia delle sfide che oggi emergono nelle nuove condizioni di “policrisi” (Tooze, 2022) - in cui interagiscono molteplici problematicità a fronte di costanti incertezze sulle strategie di contrasto – impone nuovi indirizzi e richiede di delineare interpretazioni critiche all’interno della complessità dei fenomeni urbani, ambientali e socioeconomici. La certezza di uno spazio e di un luogo assoluti ha infatti lasciato il posto all'insicurezza di uno “spazio relativo mutevole”, in cui l’interazione tra gli eventi ha acquisito la capacità di incidere nella realtà dei sistemi urbani con effetti rapidi e ramificati (Harvey, 2015, p. 321). Peraltro, l'intensificazione e l'accelerazione dei processi di scambio, di interazione e di consumo, nonché il flusso delle informazioni e la razionalizzazione delle tecniche, incidono sulla trasformazione e sull'organizzazione dello spazio urbano attraverso una continua “compressione spazio-temporale” (Harvey, 2015).
A partire dai grandi temi – quali la disuguaglianza, il degrado ambientale, la salute, gli shock economici ed energetici, la crisi dell’abitare – il confronto dell’architettura con gli attuali problemi multidimensionali richiede una rivisitazione basata su azioni collettive, strumenti e strutture flessibili, esplorazione di scenari molteplici, attraverso diversi gradi di approfondimento progettuale. Il ricorso a una combinazione fra affondi specialistici e convergenze multiple apre a una visione capace di introiettare un sistema di competenze su topics aggiornati e su modalità di organizzazione dei saperi, facendo leva su campi disciplinari ampliati e caratterizzati da conoscenze estese.
Alla luce delle condizioni mutate, risignificare i processi e i contenuti del progetto urbano può rivelarsi vincente laddove le prassi settoriali di intervento non riescono a reggere il confronto con le sfide globali. Il progetto urbano può trovare oggi una sua rinnovata linea di azione. Per esempio, il cambiamento climatico e la pandemia di Covid-19 hanno dimostrato l'importanza e la preminenza strategica di una visione complessa e intersettoriale dei problemi, prefigurando temi urbani interconnessi sul valore dei beni pubblici e sull’accesso inclusivo, sicuro e affidabile alla salute, all'aria e all'acqua pulite, al cibo e ad altre risorse, all'istruzione, alla tecnologia (Natale, 2022). Con l’indispensabile convergenza fra saperi, il progetto urbano è così chiamato ad esercitare in maniera avanzata l’attitudine a governare le relazioni strutturali dei contesti e fra le parti secondo una capacità interpretativa e di modificazione multidimensionale, approdando a una filiera collaborativa fra molteplici obiettivi, istanze e soggetti.


Autolegittimazioni o convergenze

A fronte della evoluzione dei saperi e delle condizioni contestuali, delle sfide globali e delle declinazioni delle crisi alla scala locale, sono purtroppo ancora presenti proposte di approcci disciplinari che oscillano fra due posizioni radicalizzate, rese a volte acritiche e quindi non finalizzabili a una evoluzione della cultura del progetto urbano. Schematicamente, da un lato può essere collocato un formalismo tecnocratico, in cui si sostiene la neutralità degli strumenti e la rigidità delle tassonomie da parte di discipline che si basano su approcci algoritmici collocati spesso anche al di fuori dalla domanda sociale e di mercato (Durbiano, 2018). Dall’altro lato, si evidenziano forme di autolegittimazione su piani valoriali esclusivi, nella convinzione che la propria prospettiva critica sia l’unica possibile secondo una deriva che proviene anche dal retaggio di scuole organizzate per “Maestri” (Durbiano, 2018) escludendo le molteplici implicazioni sul progetto dovute a condizioni di eteronomia.
Questa doppia forma di autolegittimazione disciplinare si traduce in rigidi schemi classificatori, laddove - come ricorda Tomás Maldonado - i tipi e le classi sono generalmente formati per mezzo di relazioni analogiche all’interno di sistemi gerarchici nei quali andrebbero rimosse le difficoltà rappresentate dalle variazioni di intensità delle relazioni fra classi, parti ed elementi, per aprirsi a nuovi tipi e nuove classi di natura variabile (Maldonado, 1992).
Il superamento di uno statuto del progetto declinato per oggetti e la crisi dell’interdisciplinarità convenzionalmente intesa, induce a impostare approcci culturali aperti, non semplificabili pur se interconnessi, e appropriate filiere di conoscenze di base, focus e acquisizione di capacità applicative. Oltre l’interdisciplinarità, dovrebbe essere prospettato un salto di qualità richiamando le correlazioni fra i saperi che consentono di sviluppare reciproche interazioni al fine di riallineare il progetto urbano alle nuove esigenze dell’abitare. Superando la logica astratta e l'idea di ragione dogmatica, si rileva un continuo bisogno di una razionalità complessa che affronti le contraddizioni e l'incertezza senza soffocarle, introducendo anche il dubbio e l’incertezza (Morin, 2015).
La concezione del progetto urbano richiede inoltre di confrontarsi con il passaggio dal suo essere fenomeno, presenza o rappresentazione, verso il “come” esso si manifesta nella realtà, nell’impegno per l’adesione a nuovi valori e per rispondere efficacemente alle ricadute prospettate. Per svincolarsi da approcci tecnocratici e autolegittimanti, il progetto urbano dovrebbe governare la costante correlazione tra le componenti materiali - costituite dal contesto fisico, economico, tecnologico, ecc. - e le componenti immateriali, in cui sono evidenti i valori simbolici, culturali, sociali e dell'informazione, secondo una cultura del progetto antropologicamente adeguata che sollecita congiuntamente la cultura sociale ed etica.
Questo approccio è rilevante, fra gli altri, in ambiti scientifico-culturali come quello della progettazione tecnologica e ambientale che tendono a procedere in base a obiettivi e traguardi che, attraverso un approccio critico e per problemi, siano misurabili, confutabili e replicabili. Oscillando tra la fase euristica, in cui avviene il disvelamento progressivo di forme sempre più focalizzate e tecnicamente compiute, e la fase realizzativa, in cui sono definite le componenti architettoniche fino alla loro costruibilità, viene evidenziato il ruolo della tecnologia come sistema di strumenti di conoscenza che da mezzi diventano ambienti di lavoro e componenti di supporto alle decisioni (Mangiarotti, 2005).
Alcuni principali trend, che derivano dagli approcci propri della progettazione tecnologica e ambientale, riguardano per esempio la transizione verde e i processi circolari, l’innovazione tecnologica e sociotecnica, l’approccio human and environment-centered, i processi digitali, i temi energetici in relazione all’ambiente costruito anche nella sua radicale rivisitazione a valle dei recenti avvenimenti di carattere geopolitico. Si tratta di questioni che ampliano il progetto urbano nella sua fase istruttoria, programmatica e strategica. Piuttosto che un “disegno” urbano, il progetto urbano – richiamando alcune sue accezioni originarie – deve essere portatore di una strategia urbana, in cui il valore delle tassonomie, delle ontologie, delle fasi istruttorie, degli obiettivi e dei risultati da raggiungere sia prevalente rispetto al progetto inteso come prodotto. Si sostituiscono in tal caso le sequenze lineari del progetto-prodotto, in cui sussistono relazioni consequenziali di causa-effetto, con relazioni complesse intersettoriali e strumenti di conoscenza e progetto appartenenti a diversi sottosistemi del sistema urbano e anche a diversi campi disciplinari.
La pratica della trasversalità e delle convergenze interattive apre oggi orizzonti al progetto urbano attraverso l’integrazione di più metodi e contenuti, anche non convenzionali, sviluppando capacità di interazione e di monitoraggio in itinere dei risultati, avendo la possibilità di riformulazione rapida delle strategie di intervento quale risposta ai feed back e alle nuove dimensioni temporali del progetto stesso (Cognetti, Colombo, Pasqui, 2018). Per gestire le differenze disciplinari consolidate, andrebbe ripensata la “zona critica” in cui operano conoscenze che hanno lavorato separatamente in termini di principi e processi, per approdare a un sistema di saperi complementari da organizzare come risorse comuni di ambiti diversificati ma capaci di dialogare fra loro (Latour, 2018).

 

Prove di complessità: progetto urbano e progettazione ambientale nel “nuovo regime climatico”1

Tra le grandi sfide globali, la sfida climatica rappresenta oggi uno dei principali fattori di criticità rispetto al quale un progetto urbano multidimensionale e capace di essere sintesi di convergenza fra più saperi e discipline è chiamato a costituire un fattore di ricomposizione, di orientamento strategico e trasformativo nella direzione dello sviluppo sostenibile. Le modalità di risposta alla crisi climatica possono infatti rappresentare una significativa esemplificazione di come il progetto urbano possa costituire un fattore strategico innovativo per affrontare minacce complesse.
La crisi climatica ha scardinato la nozione convenzionale delle due categorie della natura e dell’umano, ancora collocate convenzionalmente su due fronti differenti: «ciò che rende molto poco plausibile l'idea di una scelta a favore o contro l'antropocentrismo è che ci sia un centro, o meglio due, l'uomo e la natura, tra i quali si dovrebbe necessariamente operare una scelta» (Latour, 2018, pp. 111-112). La rilevanza di una lettura dentro il cambiamento climatico impone di comprendere quanto non basti più trovare l’accordo fra i due enti (l’umano e la natura) secondo accezioni ancora legate alle logiche della modernità classica – la tutela, la salvaguardia, la relazione fra parti, … – ma richiedono un cambio di prospettiva in cui, finalmente, si eviti «l'ostacolo di credere che sarebbe possibile vivere in empatia, in armonia con gli agenti detti “naturali”» poiché non è più sufficiente cercare «l'accordo di tutti questi agenti insieme, ma si impara a dipenderne»: superando l'antropocentrismo, «semplicemente, la lista degli agenti si allunga, i loro interessi si sommano; c'è bisogno della potenza della ricerca per cominciare a orientarsi» (Latour, 2018, p. 113).
Nel campo del contrasto degli effetti e della mitigazione delle cause dei rischi climatici, il progetto urbano è chiamato a introiettare i nuovi obiettivi della riduzione della vulnerabilità climatica, dell’adattamento e della mitigazione climatica, della prevenzione e della riduzione dei danni dovuti agli impatti climatici, ma anche delle opportunità connesse all’innovazione progettuale e tecnologica per contrastare il cambiamento climatico, dell’adesione ai principi dello sviluppo sostenibile, della dislocazione delle risorse e dell’individuazione delle maggiori criticità su cui intervenire, della giustizia climatica e del superamento delle disuguaglianze, della preparedness e dello sviluppo di processi circolari e comunità resilienti.
Questo scenario induce a ridiscutere il livello di un’autonomia disciplinare che non è più in grado di agire all’interno dell’interdipendenza fra natura e processi antropici. Gli impatti del cambiamento climatico richiedono che alla scala urbana e edilizia le implicazioni ambientali rappresentino un imprescindibile fattore-guida metodologico e operativo, adottando in termini programmatici la convergenza di una pluralità di saperi adeguata alla complessità delle questioni in gioco.
Occorre partire dal presupposto che gli interventi di adattamento climatico delle città, dei quartieri e degli edifici richiedono approcci innovativi fondati su competenze multisettoriali e secondo un cambiamento di prospettiva, nel superamento di un approccio di tipo “riduzionista” e deterministico. Nella prevenzione e nella riduzione degli effetti dovuti agli impatti climatici, il progetto urbano dovrebbe poter agire sulla riqualificazione diffusa dei distretti urbani e nella consapevolezza che interventi parziali o puntuali non consentono di ottenere risultati efficaci per una loro progressiva conversione in ecodistretti resilienti. Un altro significativo passaggio riguarda gli interventi su livelli scalari inferiori rispetto alla città e al distretto urbano, interessando da un lato gli spazi pubblici, dall’altro ambiti urbani strategici fino ai complessi edificati.
Il livello metodologico e quello operativo richiedono di essere costruiti secondo appropriate relazioni logiche che considerino letture conoscitive, critiche e interpretative per poterle mettere in relazione con le specificità dei fenomeni attraverso tassonomie basate su metodi di campionatura selettiva, gerarchizzata, verificabile e replicabile. La misurabilità dei fenomeni e delle ricadute previste richiedono la definizione di sistemi di indicatori attraverso cui individuare anche i maggiori punti di criticità. Strumenti da sviluppare secondo differenti finalità e livelli di approfondimento (programmi strategici, metaprogetti, masterplan, progetti pilota e sperimentali) consentono di confrontare i valori assunti dagli indicatori prima e dopo gli interventi, al fine di verificare l’efficacia di decisioni strategiche, tattiche e pratiche, accanto a test, sperimentazioni, simulazioni e applicazione di protocolli.
Nell’inscindibilità fra pratica e ricerca (Simon, 1985), l’elaborazione di un progetto urbano strategicamente evoluto e, in questo caso, ambientalmente orientato, si basa su metodologie legate ad azioni nel campo della conoscenza e del progetto di tipo multidisciplinare e multiscalare e di tipo processuale e decisionale. Attraverso l’applicazione di un principio di interscalarità, ci si colloca dunque in una prospettiva in cui il generale viene correlato al particolare ed entrambi a una visione ecosistemica, con mutue implicazioni e riferimenti alle specificità dei contesti. La finalità è di sviluppare metodologie e strumenti per il supporto decisionale attraverso l’utilizzo di principi di conoscenza e tassonomie aperte, azioni di misurazione e valutazione, attività di sperimentazione e comparazione fra condizioni preliminari e simulazioni ex-post.

 

Riferimenti bibliografici

Cognetti, F., Colombo, E. e Pasqui, G. (2018), “Verso un modello politecnico di ricerca responsabile”, in Broz, M. (a cura di), Polisocial Award. Esperienze di ricerca responsabile, Poliscript, Milano.
Durbiano, G., (2018), “Per una maturità politica di ProArch. La sfida della rappresentanza e della competenza”, Imparare architettura. I laboratori di progettazione e le pratiche di insegnamento, VII Forum ProArch, Politecnico di Milano, Campus Leonardo 16-17 novembre 2018, Milano).
Harvey, D. (2015), La crisi della modernità, il Saggiatore, Milano (ed. orig. The condition of Postmodernity, Basil Blackwell, Oxford, 1990).
Latour, B. (2018), Tracciare la rotta, Raffaello Cortina, Milano.
Maldonado, T. (1992), Reale e virtuale, Feltrinelli, Milano.
Mangiarotti A. (2005), Proposte di architettura. Interpretazioni tecnologiche e sperimentazioni progettuali, CLUP, Milano.
Morin, E. (2015), Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Raffaello Cortina Editore, Milano.
Natale, F., “Senza il multilateralismo, nessun processo di sostenibilità ecologica”, ASVIC, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, (disponibile in: https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/19-13638/senza-il-multilateralismo-nessun-processo-di-sostenibilita-ecologica-)
Simon, H. A. (1985), Causalità, razionalità, organizzazione, Il Mulino, Bologna.
Tooze, A. (2022), “Welcome to the world of the polycrisis”, Financial Times, 28.10.2022.




Note


1 Il paragrafo rappresenta una elaborazione del testo dell’autore “L’innovazione del progetto ambientale nel nuovo regime climatico/Environmental Design Innovation in the New Climate Regime” nel volume: Bologna, R., Losasso, M., Mussinelli, E., Tucci, F. (2021), Dai distretti urbani agli ecodistretti. Metodologie di conoscenza, programmi strategici, progetti pilota per l’adattamento climatico/From Urban Districts to Eco-districts  Knowledge Methodologies, Strategic Programmes, Pilot Projects for Climate Adaptation, Maggioli, Santarcangelo di Romagna (RM), secondo dei due volumi che tracciano il resoconto scientifico della Ricerca PRIN 2015 Adaptive design e innovazioni tecnologiche per la rigenerazione resiliente dei distretti urbani in regime di cambiamento climatico.