La città artistica

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Perlustrare una Città artistica
Luca PorquedduPDF




Parole chiave: città, arte, natura, nuova lettura, visione critica; city, art, nature, new reading, critical vision

 

Abstract:

La città artistica riflette l’interpretazione creativa con cui l’essere umano completa l’insufficiente prospettiva naturale; l’idea che ogni giorno sia identico al precedente, che ogni azione sia finalizzata ai soli principi di sopravvivenza, contenibile in un tracciato lineare, spontaneo, acritico, orientato dalla “normalità” di prassi, abitudini e interpretazioni condivise.
In tal senso la città artistica è artistica dispersione: manipolazione, alterazione dei materiali della realtà. È rivoluzionaria, oppositiva, provocatorio sbalordimento, perturbante dimora per chi la abita e meta ambita per i pellegrini in cerca di speranze lavorative, di fede, di emancipazione, o desiderosi di accumulare prodotti e cultura.

 

 

«Non è dunque in senso metaforico che si ha il diritto di confrontare – come spesso si è fatto - una città a una sinfonia o a un poema; sono infatti oggetti della stessa natura. Più preziosa ancora, forse, la città si pone alla confluenza della natura con l’artificio (…) la città, per la sua genesi e per la sua forma, risulta contemporaneamente dalla processione biologica, dalla evoluzione organica e dalla creazione estetica. Essa è, nello stesso tempo, oggetto di natura e soggetto di cultura; individuo e gruppo; vissuta e sognata; cosa umana per eccellenza».
(Claude Lévi-Strauss, Tristi tropici)

La città artistica riflette l’interpretazione creativa con cui l’essere umano completa l’insufficiente prospettiva naturale; l’idea che ogni giorno sia identico al precedente, che ogni azione sia finalizzata ai soli principi di sopravvivenza, contenibile in un tracciato lineare, spontaneo, acritico, orientato dalla “normalità” di prassi, abitudini e interpretazioni condivise.
In tal senso la città artistica è artistica dispersione: manipolazione, alterazione dei materiali della realtà. È rivoluzionaria, oppositiva, provocatorio sbalordimento, perturbante dimora per chi la abita e meta ambita per i pellegrini in cerca di speranze lavorative, di fede, di emancipazione, o desiderosi di accumulare prodotti e cultura.
La città è artistica se i suoi abitanti non rinunciano a leggerla come tale; se non accantonano l’idea che la struttura spaziale e simbolica degli spazi costruiti è un palinsesto sterile senza il costante intervento dell’immaginazione e delle emozioni degli uomini; gli unici capaci di dare valore alle memorie e ai preziosi enigmi custoditi tra le pieghe delle strutture in cui essi scelgono di vivere.
Appare questa la via privilegiata attraverso cui la solidità delle costruzioni può tramutarsi in materiale plastico, deformabile e reinterpretabile dalla visione culturale; che renderà possibile inverare il miracolo di un corpo vivo pur nella sua oggettività inorganica, il cui respiro è ritmato dall’interazione trans-temporale tra ordine materiale degli edifici e visione dei costruttori-abitanti.
Guy Debord e il situazionismo suggeriscono che le trame urbane siano luoghi in cui l’individuo è al tempo stesso libero e costretto, attore e pedina di un gioco apparentemente incerto. Le strade, i crocevia, gli edifici e le piazze, secondo la pratica della derive, vanno provocati, interrogati, oltrepassati se dalla loro configurazione spaziale attendiamo momenti di intensa rivelazione. Non è sufficiente dunque affidare al pensiero sulla città la risoluzione di questioni prettamente funzionali. La città ha origini e memorie ben più profonde, custodite in zone d’ombra il cui significato è talmente intenso e sublime da suscitare fenomeni di rimozione quotidiana:
Rimuoviamo la città quale luogo di ineguaglianza sociale;
rimuoviamo la città quale luogo della bellezza accecante;
rimuoviamo la città quale luogo dello sfruttamento umano e ambientale;
rimuoviamo la città quale luogo del progresso sfrontato ed esaltante;
rimuoviamo la città quale luogo dell’inquinamento più dannoso;
rimuoviamo città quale luogo della violenza;
rimuoviamo la città quale luogo incapace di controllare lo spazio e il tempo dei flussi umani.
Rimuoviamo la città quale luogo.
Il tramutarsi delle città in megalopoli e delle megalopoli in City regions è avvenuto senza che gli abitanti comprendessero il ruolo di tale passaggio nel riconfigurare irreversibilmente il rapporto tra la struttura urbana e l’ambiente naturale.
In una città come Roma, i parchi urbani stanno progressivamente mutando in selve imperscrutabili, il fiume sembra destinato a non poter ritrovare il proprio ruolo vitale e le originarie ritualità legate all’abbeveraggio, alla purificazione e alla balneazione. I rifiuti creano paesaggi ingombranti e colorati, tanto lontani nelle nostre menti quanto vicini alle orde di gabbiani che ricoprono i cieli urbani come gli orizzonti su cui si stagliano le grandi infrastrutture portuali.
Per riconoscere a queste cavità ombrose un ruolo di propulsione nell’interpretazione del fenomeno urbano ci sembra che gli strumenti dell’architettura siano a volte insufficienti. È per tale ragione che affidiamo all’arte l’importante ruolo di avanscoperta. Interroghiamo l’arte che osserva le nostre città; ci avviciniamo all’arte con l’idea di attivare nuovi racconti dalla forma urbana negata. Ci interessa l’evidente rimosso, il palese al quale nessuno pensa sia necessario dare interpretazione.
L’ordinario al quale ci siamo acriticamente assuefatti e lo straordinario che la cultura non è ancora in grado di vedere e di orientare è il campo di indagine a cui diamo il nome di Città artistica.