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ReCycle Columbus, Kay Bea Jones

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IL CASO DI COLOMBO

I figli del baby boom americano sono cresciuti credendo che fu Cristoforo Colombo a scoprire l’America. Il potere di questo mito resiste anche nella capitale dello Stato dell’Ohio, sua omonima. Columbus, Ohio non è la città più antica né la più popolosa di uno Stato che ha fornito ben 8 presidenti americani; uno Stato che ha favorito lo sviluppo agricolo ed industriale del 19° secolo in America. Columbus può essere annoverata tra le città più prosperose del Midwest come Detroit, Pittsburgh, Cleveland, Cincinnati, Toledo e Indianapolis, che ora cercano di emergere da un passato industriale. Ma Columbus è unica tra di loro con una identità più fluida e aperta ad un perpetuo reinventarsi. Non legata a specifici capitali industriali o dinastie familiari, Columbus è un prodotto a prova di mercato, apprezzata per il suo omogeneo campione demografico. La città non può vantare delle monumentali qualità paesaggistiche o delle caratteristiche fisiche che qualificano una città costituita da un milione e mezzo di residenti. Invece l’Amministrazione, l’Università, le banche e le assicurazioni sono i settori dominanti della sua economia e continuano ad attrarre persone.

A differenza di altre metropoli del Midwest, Columbus ha una popolazione in crescita. Mentre politica e cultura presentano dinamiche fluide, le istituzioni finanziarie sono relativamente conservatrici e statiche e servono a tenere ancorata la comunità storicamente più moderata. Il territorio pianeggiante è definito dall’industria del terziario il cui centro, fatto di grattacieli, è il nodo di due autostrade interstatali. L’occupazione nel terziario ha fornito una relativa stabilità economica agli antichi centri urbani della regione durante la stagione del collasso post-industriale. La storia attuale del riciclo e della ricostruzione a Columbus inizia con l’occupazione, un prerequisito per l’innovazione dell’architettura e dell’urban design. Ma mito e invenzione sono l’altra faccia della stessa medaglia.

Il riciclo, come illustrato nella mostra del MAXXI a Roma, ha aperto le porte ad una definizione ampiamente variegata di ciò che costituisce la rigenerazione di un elemento o di un ambiente già esistente. Le strategie dei curatori della mostra per l’architettura sono state semplicemente differenziate in valutazioni, ambientazioni e intenti, mentre le strategie per la città erano idealistiche e le implicazioni per il pianeta, speculative. Il “Faite Urbaine” di Rossi o gli artefatti urbani sono serviti come miglior esempio d’innovazione come la High Line di New York, il Wagristoratore di Portaluppi e Le Fresnoy Tschumi, in cui il simbolo dell’originale rimane presente anche se il suo significato è stato deviato o rubato. Edifici e paesaggi attratti allo stesso modo dalla cultura del preesistente hanno offerto risultati più poetici, e quelli realizzati, superato quelli proposti.

MITO E RIFACIMENTO DI COLUMBUS

È utile definire l’idea di riciclo che attualmente si può osservare a Columbus. Con il passare di ogni centenario l’immagine di Colombo, l’uomo, viene riciclata. La statua monumentale dell’ammiraglio genovese situata di fronte al municipio, un regalo della città di Genova che risale al 1950, è stata raggiunta da un fac-simile della sua Santa Maria per le celebrazioni locali del 1992. A quel tempo due famosi edifici di Peter Eisenman rinacquero come una fenice dalle ceneri del passato: il Wexner Center for the Arts (1989) ed il Columbus Convention Center (1994). Per il Wexner, Eisenmann ricostruì i frammenti del perduto Armory, l’ex sede del Campus dell’Università Statale dell’Ohio, quartier generale del ROTC (Centro Militare di formazione per ufficiali di riserva). Questa produzione di immagini metteva in scena una storia vera partendo da una massa artificiale, in netto contrasto con le strutture avanguardistiche dell’edificio. Con la costruzione del suo successivo edificio, qualsiasi storia locale fu sorpassata in quanto la sua archeologia formalista lasciò il posto a nuove metafore, e il terminal ferroviario precedentemente demolito, progettato dall’architetto di Chicago Daniel Burnham che aveva occupato il centro città per quasi un secolo, non è stato citato nella massiccia Sala Convegni di Eisemann. La mole color caramello di volumi vuoti serrati e contorti ha articolato un nuovo linguaggio formale, privo di passato, e il suo prospetto più celebrato fu quello visto dal cavalcavia al di sopra.

La fase post-moderna della città di Columbus richiede ora progetti meno formalmente idiosincratici e più incentrati a risolvere i veri problemi sociali e urbani di alloggi, mobilità, occupazione, e anche di sostenibilità sociale e ambientale attraverso l’utilizzo di complessi sistemi integrati. Il mito del potere dell’architettura nota come effetto Bilbao è stato dissacrato dalla dura realtà economica conseguente alla crisi di mutui ed ipoteche e alla debole volontà politica.

Il potenziale di Columbus per il riciclo è una rinascita. Con i lavori attualmente in corso saranno rilanciati quasi 100 ettari  di beni immobili situati tra il quartiere commerciale del centro città e il Campus dell’Università Statale dell’Ohio con 50.000 studenti  e 4.000 docenti. La chiave di questa rivitalizzazione urbana è il programma di finanziamento statale che fornisce risorse per rigenerare aree urbane degradate esistenti rendendo le infrastrutture sporche e abbandonate di nuovo utilizzabili per edifici residenziali e commerciali. (Si allega una pianta di Columbus dove  sono indicate le aree rilevate).

Alcune persone del posto che si occupano di sviluppo sono riuscite a trasformare una vecchia fabbrica di margarina nei pressi del quartiere Harrison West costruendo 96 nuove case unifamiliari in stile New Urbanism, oltre ad un condominio con diversi appartamenti, un centro comunitario con piscina e palestra e un parco pubblico lungo il fiume Olentangy, una volta inquinato dai sottoprodotti della fabbrica. Il catalizzatore del progetto è stato lo stanziamento di milioni di dollari statali per la bonifica dei terreni inquinati. Tale progetto è diventato il modello per i successivi progetti in corso, ognuno dei quali destinatario dello stesso investimento statale che comprende la Columbus Coated Fabrics di 18 ettari, la Timkin Roller Bearing Company di 30 ettari, la Jeffery Mining and Manufacturing di simile estensione, e una società produttrice di monumenti funerari e bare lungo il corridoio della ferrovia industriale che si estende a nord dal centro verso l’università. Proposte speculative su queste aree cominciano con nuovi modelli di densificazione urbana, con alloggi a prezzi accessibili con piste ciclabili e infrastrutture di trasporto che aumentano le opzioni per la mobilità. Nell’ex fabbrica per rivestimenti in metallo 3M, di 3,5 ettari, è in corso lo sviluppo di un nuovo centro per il settore alimentare basato sulla distribuzione di prodotti locali.

Il riciclo a Columbus parte dall’eliminazione di infrastrutture massicce, in gran parte contrassegnate dall’arte creativa urbana. La maggior parte di queste strutture sono state completamente demolite, non solo dai demolitori stessi ma anche da incendi dolosi come manifestazione  di forze auto-distruttive all’interno della città; i residui di anni di graffiti sono stati cancellati. I grandi paesaggi pianeggianti che vengono recuperati in questo processo richiederanno un linguaggio coerente di occupazione, presumibilmente stimolando nuovi miti. Resta da chiedersi se queste nuove storie verranno scritte all’interno della loro comunità o se saranno prodotte all’ingrosso da narrazioni importate e come la loro architettura sorgerà dalle ceneri per definire un nuovo paradigma.

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EWT/ EcoWebTown
Magazine of Sustainable Design (Quadrimestrale on line sul progetto di città sostenibile)
Edizione SCUT, Università Chieti-Pescara
Registrazione al tribunale di Pescara n. 9/2011 del 07/04/2011