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Il paesaggio dello Stretto di Messina, di Massimo Angrilli

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Contesto
La figura di senso che caratterizza l’area dello stretto è connessa alla condizione di affaccio del territorio costiero e collinare sul mare e sulla costa siciliana, leggibile alla scala geografica. L’identità del paesaggio è espressa dall’immagine della “pianura marina”, misurata dal netto profilo delle coste siciliana e calabrese. I suoi significati simbolici, connessi al ruolo di bacino di separazione geografica dei mari Ionio e Tirreno ed ai valori mitologici e letterari legati alle figure di Scilla e Cariddi e della Fata Morgana, rendono questo paesaggio di rilevanza internazionale.
La costa calabra tra Scilla e Reggio è interpretata quindi come un grande terrazzo affacciato sul mare, caratterizzato principalmente dalla forza dei lineamenti geomorfologici, ben espressi dai rilievi che si sollevano dal mare raggiungendo rapidamente quote molto elevate, ricoperti da boschi alle quote più alte e da tessere di vigneti terrazzati a quelle più basse, e dall’orlo costiero, dal quale emergono i centri storici, ormai assorbiti da estese conurbazioni prive di qualità e caratterizzate da forte caoticità.
La costa si relaziona trasversalmente al territorio interno montano attraverso la fitta rete idrografica delle fiumare; vallate percorse dall’acqua e caratterizzate nel tratto vicino alla foce da un greto molto esteso, fortemente trasformato dalle urbanizzazioni spontanee.
I valori dei grandi contrafforti collinari affacciati sullo stretto sono connessi alla maestosità dello scenario che formano, in alcuni tratti sublimato dalle opere dell’uomo, come per alcuni ponti di attraversamento autostradale gettati a strapiombo sulle profonde gole in corrispondenza delle baie marine.
Sui ripidi versanti l’opera dell’uomo ha depositato mirabili sistemazioni agronomiche, in particolare si distinguono i vigneti terrazzati, realizzati con muretti a secco, molto visibili dalla città di costa ma oggi in gran parte abbandonati.
I valori storici sulla costa sono rilevanti, gli antichi centri storici, difesi da fortificazioni saracene del IX secolo, sorti probabilmente sulle rovine di più antichi castelli, poi ulteriormente modificati nel corso dei secoli dagli aragonesi, testimoniano il ruolo strategico dei centri dello stretto, posti a presidio degli importanti canali di traffico marittimo.
Rappresentano valori storico culturali anche i borghi dei pescatori, alcuni dei quali sorgono a diretto contatto con il mare.
Sui promontori è di rilevante interesse il sistema di fortificazioni post-unitarie (cosiddetti forti umbertini) costituito da una serie di fortificazioni militari costieri costruiti alla fine del XIX secolo dal neonato Stato Italiano a controllo e salvaguardia della navigazione dello stretto. Sulla costa reggina il sistema difensivo era composto da dieci fortini, (Beleno, Catona, Gullì, Mateniti Inferiore e Superiore, Modena, Pellizzeri, Pentimele, Pignatelli, San Leonardo e Spirito Santo) alcuni in discrete condizioni di conservazione. Quella di Mateniti Superiore, poco sopra Campo Calabro, identificata come Batteria Siacci è certamente la più imponente di tutte con le sue dieci postazioni per obici e forse la meglio conservata. Le batterie di forti sono interpretabili come dispositivi di traguardo ottico del paesaggio dello stretto ed esprimono in modo mirabile la reciprocità di sguardi tra le coste calabra e siciliana sullo spazio prezioso dell’acqua.

Il paesaggio dello stretto si configura in definitiva come un paesaggio-chiave della regione, con una spiccata identità, dovuta principalmente ai caratteri geografici ed alla singolare morfologia, e caratterizzato dalla reciprocità tra lo spazio costiero - in rapido mutamento per i rilevanti processi di urbanizzazione a cui è esposto fin dagli anni Settanta - e l’acclive ambiente collinare, caratterizzato invece da una maggiore inerzia delle forme e degli usi, sebbene sottoposto a processi di risalita dell’edificato, e soprattutto dalla condizione di affaccio sullo spazio dello stretto, vero e proprio luogo della percezione totalizzante e dell’immaginario collettivo.

 Criticità
I principali elementi di criticità si riscontrano sullo spazio di costa e sono dovuti alla intensa urbanizzazione, caratterizzata dall’alternanza di tessuti residenziali continui e discontinui, da colture agrarie residuali associate a spazi naturali e spazi interclusi tra le infrastrutture stradali e ferroviarie. Dagli anni Settanta il processo di espansione spontanea degli abitati della costa ha assunto dimensioni rilevanti, trasformando sensibilmente il paesaggio costiero e provocando un profondo degrado della qualità ambientale, oltre che dell’immagine. L’intenso consumo di suolo degli ultimi decenni ha quindi determinato la perdita dei caratteri originari del paesaggio insediativo ed agrario storico costiero, un tempo sede di colture molto significative, in particolare agrumeti. Tale processo ha interessato anche il sistema trasversale delle fiumare, con fenomeni di risalita del sistema insediativo lungo le aste vallive, nel frattempo regimentate ed incanalate in alvei artificiali; sporadicamente anche i versanti sono interessati dalla risalita dei processi insediativi.
Costituisce un’ulteriore criticità l’abbandono delle pratiche agricole, in particolare sulle aree collinari e di versante, le cui implicazioni sono di natura paesaggistica ed ambientale, le prime connesse alla perdita dell’immagine altamente qualificata dei frutteti di costa e dei vigneti terrazzati di versante

Infine occorre tenere conto delle criticità connesse al “progressivo sfaldamento del riconoscimento identitario nei luoghi, della coesione sociale, del senso di fiducia e di intraprendenza, e del prevalere, tra gli abitanti della provincia, di un perverso ed ostile atteggiamento individualistico ed introverso”.

Visione guida
La visione guida proposta per l’area dello stretto si fonda sul riconoscimento preliminare dell’ambito di paesaggio da sottoporre a piano/programma unitario, mirato a prefigurare linee di sviluppo sostenibile per il territorio ricompreso nel perimetro, come risultato della mixitè tra azioni di conservazione, gestione sostenibile e riqualificazione e come luogo della co-pianificazione e della governance multilivello.
Parallelamente si propone la rigenerazione della matrice ambientale, costituita dall’articolato sistema morfologico e idrografico della costa alta e rocciosa e dei promontori, delle fiumare e del sistema lineare di costa, formando progressivamente una rete verde, integrata con la rete della mobilità sostenibile, incentrata sul servizio ferroviario metropolitano “Tamburello”. Di questa rete della mobilità sostenibile le stazioni rappresentano i gangli, a partire dai quali avviare il processo di strutturazione e riqualificazione degli intorni urbani, oggi in condizioni di forte degrado.

Obiettivi di qualità e linee di sviluppo sostenibile
Obiettivo generale delle strategie di sviluppo dell’ambito è la conservazione dell’identità di affaccio sullo stretto, concretizzata da misure di conservazione dei varchi visuali residui tra infrastrutture di costa e spazio acqueo dello stretto, e dal mantenimento e valorizzazione dei caratteri di permanenza degli ambienti di versante collinare e degli insediamenti storici costieri e di sommità. Occorre inoltre contrastare i processi di risalita dell’edificato sul piede collinare, che mette a rischio la percezione del mare dai versanti.
Contemporaneamente occorre avviare politiche di riqualificazione nei territori della piana costiera e delle fiumare interessati da interventi, sia spontanei sia pianificati, palesemente in contrasto con le qualità e i caratteri spaziali e paesaggistici, oltre che con lo svolgimento dei cicli naturali.
Lo spazio delle frange urbane intorno ai centri maggiori della costa, in particolare nelle periferie di Reggio e Villa San Giovanni, sede degli sviluppi insediativi fra i più intensi della regione, deve essere oggetto di azioni di conservazione degli spazi aperti residuali, specie se ad uso agricolo, e di riqualificazione paesaggistica delle porzioni incongruenti con le qualità paesaggistiche preesistenti. Per queste ultime in particolare si tratta di consolidare e rafforzare le attività produttive, e di controllare attentamente sotto il profilo paesaggistico le trasformazioni future, riducendo quanto più possibile  il consumo dei suoli associato alla crescita delle attività residenziali e artigianali. Più complessivamente, si dovrà agire nella prospettiva di un miglioramento generale delle qualità paesaggistiche dell’intero ecosistema integrato della costa e delle fiumare, facendo riferimento in particolare agli spazi aperti residui, allo spazio di tramite tra il fascio della viabilità costiera e i volumi edificati circostanti, e infine allo spazio oggi variamente utilizzato al piede dei contrafforti collinari.
Il paesaggio strettamente associato alla viabilità costiera e alla ferrovia dovrà essere oggetto di una cura specifica, sia con l’ausilio di nuovi impianti vegetazionali che orientino le aperture visuali alle diverse scale di percezione, in particolare sul paesaggio dello stretto, sia con interventi di riqualificazione riferiti ai diversi materiali insediativi, spazi di accesso e di servizio dei manufatti artigianali e industriali, delle attrezzature commerciali, recinzioni, segnaletica espositiva.

Credits
prof.ssa Carmen Andriani (coordinator)
prof. Massimo Angrilli (coordinator)
arch. Santo Andali, arch. Cesare Corfone , arch. Alessandro Iezzi , arch. Teresa Racanelli , arch. Chiara Rizzi.

 

Paesaggio dello Stretto
Lettura del paesaggio. Il sistema delle fortificazioni post-unitarie
Piano dell’ambito e obiettivi di qualità paesaggistica
Visione guida
Profili di qualità attesa: salvaguardia e recupero della funzionalità del sistema idrologico
Profili di qualità attesa: trasformazione delle stazioni ferroviarie in aree di nuova centralità
Strategie di riqualificazione delle periferie
Stazione di Catona
Stazione di Catona, fotoinserimento del progetto di riqualificazione
Intorno della stazione di Catona. Fotoinserimento del progetto di riqualificazione
Stazione di Archi, fotoinserimento del progetto di riqualificazione
Stazione di Archi, fotoinserimento del progetto di riqualificazione


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Magazine of Sustainable Design (Quadrimestrale on line sul progetto di città sostenibile)
Edizione SCUT, Università Chieti-Pescara
Registrazione al tribunale di Pescara n. 9/2011 del 07/04/2011